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		<title>Dovete fare i conti con noi!</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2012 11:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Molinari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Legalità e resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria e conflitti]]></category>

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		<description><![CDATA[Se l&#8217;ipotesi della matrice mafiosa dietro le bombe esplose a Brindisi nella scuola Falcone-Morvillo dovesse trovare riscontri oggettivi il tutto assumerebbe contorni nefasti soprattutto per le coincidenze che riproporrebbe. Quando il quadro politico è in mutamento la mafia colpisce con atti criminali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Se l&#8217;ipotesi della matrice mafiosa dietro le <strong>bombe esplose a Brindisi nella scuola Falcone-Morvillo</strong> dovesse trovare riscontri oggettivi il tutto assumerebbe contorni nefasti soprattutto per le coincidenze che riproporrebbe.</p>
<p align="JUSTIFY">Quando il quadro politico è in mutamento la mafia colpisce con atti criminali.<br />
Colpisce in modo da presentarsi come <em>interlocutore</em> <em>necessario</em> presso i nuovi poteri.<br />
Così è sempre stato nella recente storia d&#8217;Italia.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.limen.tn.it/wp-content/uploads/2012/05/FOTOCONTROLAMAFIA21.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2150" title="FOTOCONTROLAMAFIA2" src="http://www.limen.tn.it/wp-content/uploads/2012/05/FOTOCONTROLAMAFIA21.jpg" alt="" width="576" height="404" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Fu così nella <strong>strage di Portella della Ginestra</strong> nel 1947 quando un commando guidato da Salvatore Giuliano assaltò gli operai e i contadini accorsi lì convocati dai sindacati. Poco prima si erano svolte in Sicilia delle elezioni amministrative in cui il Pci aveva vinto.</p>
<p align="JUSTIFY">Ciò era una pesante ipoteca sulle elezioni che si sarebbero svolte l&#8217;anno successivo ed avrebbero decretato il collocamento italiano nel contesto della guerra fredda.</p>
<p align="JUSTIFY">I fatti di Portella della Ginestra servirono alla mafia per accreditarsi come terminale del consenso e del potere in Sicilia: la forza militare serviva a proporsi come elemento stabilizzatore di fronte all&#8217;imprevedibilità ed alla forze degli operai e dei contadini.</p>
<p align="JUSTIFY">Da lì <strong>la mafia diventò parte dello stato</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.alessandrodescovi.it/limen/wp-content/uploads/2012/05/portella.jpg"><img title="portella" src="http://www.alessandrodescovi.it/limen/wp-content/uploads/2012/05/portella.jpg" alt="" width="450" height="345" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Come dimenticarsi poi del passaggio dalla prima alla seconda repubblica nei primi anni &#8217;90: la guerra fredda era finita trascinando con sé l&#8217;equilibrio politico italiano e trasformandolo da granitico a fragilissimo.</p>
<p align="JUSTIFY">Era evidente a tutti che gli equilibri di potere avrebbero in poco tempo subito una imprevedibile metamorfosi.</p>
<p align="JUSTIFY">Tangentopoli accelerò il processo di disfacimento aprendo un periodo di incertezza su quello che sarebbe diventato il nuovo quadro politico italiano. Ancora una volta la mafia tornò a farsi sentire: nel &#8217;92 uccidendo prima Salvo Lima (interlocutore politico della mafia) e poi i magistrati Falcone e Borsellino e nel &#8217;93 con le bombe di Firenze, Milano e Roma.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>L&#8217;equilibrio di potere nascente, qualunque sarebbe stato, avrebbe dovuto tener conto della mafia. Le bombe stavano lì a ricordarlo</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.alessandrodescovi.it/limen/wp-content/uploads/2012/05/foto_mostra_giovanni_falcone_paolo_borsellino_strage_capaci_via_d_amelio_mafia_01_1.jpeg"><img title="foto_mostra_giovanni_falcone_paolo_borsellino_strage_capaci_via_d_amelio_mafia_01_1" src="http://www.alessandrodescovi.it/limen/wp-content/uploads/2012/05/foto_mostra_giovanni_falcone_paolo_borsellino_strage_capaci_via_d_amelio_mafia_01_1.jpeg" alt="" width="590" height="370" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Oggi un quadro politico in trasformazione imprevedibile, bombe che tornano a sembrare un avvertimento, un &#8216;dovete fare i conti con noi&#8217; (chiunque sia quel noi); obiettivi, distruttivi e contrari a qualsivoglia possibilità di cambiamento.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa è la fotografia di un Paese che si avvita su stesso, che non riesce a chiudere con il passato e soprattutto non sa immaginare il proprio futuro.</p>
<p align="JUSTIFY">Viviamo in un infinito presente – costellato di emergenze, di facili scorciatoie propagandistiche, di continui rinvii – un limbo che Primo Levi chiamava zona grigia, che come allora garantisce libero arbitrio a chi crede di essere padrone in nome di una feroce difesa di un potere criminale o di una fasulla idea di rivoluzione.</p>
<p align="JUSTIFY">Qualche violenza ci indigna (almeno per un po’, fino a quando la memoria ci sostiene), mentre il nostro spirito cerca assunzione di responsabilità. Una confusione – non proprio involontaria – che ci impedisce di emergere da un contesto pericoloso, segnato da tensioni sociali che non trovano mediazione, da una colpevole assenza degli attori politici e sociali della comunità, da un preoccupante ristagnare delle idee.</p>
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		<title>test</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2012 00:42:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<title>Prendersi cura a vicenda</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 09:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Nicoletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Identità e migrazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche settimana si è attivato anche sul nostro territorio il progetto di formazione per tre dei quattro richiedenti asilo residenti in via Cavolavilla. Il progetto se da una parte trova le sue motivazioni nella volontà dei &#8220;ragazzi&#8221; di restituire]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche settimana si è attivato anche sul nostro territorio il progetto di formazione per tre dei quattro <strong>richiedenti asilo</strong> residenti in via Cavolavilla.</p>
<p>Il progetto se da una parte trova le sue motivazioni nella volontà dei &#8220;ragazzi&#8221; di restituire al territorio parte dell&#8217;impegno profuso nella loro accoglienza rendendosi utili alla comunità, dall&#8217;altra si confà come un&#8217;importante esperienza per apprendere gli stili e le metodologie lavorative in Italia, decisamente differenti rispetto alla Libia per esempio in termini di sicurezza sul posto del lavoro.<br />
Un <strong>percorso formativo</strong> e come tale assolutamente gratuito e non retribuito, ma importantissimo per le persone coinvolte e per la collettività che vedrà realizzate <strong>manutenzioni, sistemazioni e piccoli lavori senza nessuna spesa</strong>.</p>
<p>Tutto è partito dalla volontà della<strong> Comunità della Vallagarina</strong> di fare sistema e coordinare un progetto che coinvolgesse tutti i comuni sui quali sono stati dislocati richiedenti asilo arrivati dopo una drammatica fuga <strong>dalla Libia a Lampedusa, e successivamente arrivati in Trentino</strong> a seguito degli accordi fra regioni e Stato in merito all&#8217;&#8221;Emergenza Nord Africa&#8221; della primavera scorsa.</p>
<p>Un progetto per stemperare alcune perplessità che si avvertivano nelle comunità, ma anche per riempire e arricchire la permanenza dei richiedenti asilo che prima godeva solo di qualche corso d&#8217;italiano e poco più.</p>
<div><a href="http://www.limen.tn.it/wp-content/uploads/2012/05/trento_-_i_richiedenti_asilo_residenti_in_trentino_riuniti_in_assemblea_in_piazza_d_arogno_chedono_il_rilascio_di_un_permesso_umanitario._-_11_05_2012_-_panato_mainstory2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1879" title="trento_-_i_richiedenti_asilo_residenti_in_trentino_riuniti_in_assemblea_in_piazza_d_arogno_chedono_il_rilascio_di_un_permesso_umanitario._-_11_05_2012_-_panato_mainstory2" src="http://www.limen.tn.it/wp-content/uploads/2012/05/trento_-_i_richiedenti_asilo_residenti_in_trentino_riuniti_in_assemblea_in_piazza_d_arogno_chedono_il_rilascio_di_un_permesso_umanitario._-_11_05_2012_-_panato_mainstory2.jpg" alt="" width="446" height="230" /></a></div>
<div></div>
<p>In attesa della risposta alla domanda di protezione internazionale <em>la legislazione gli impedisce di svolgere qualsiasi tipo di lavoro</em>, rendendo necessario perciò l&#8217;inserimento in progetti formativi nei quali svolgeranno attività di pulizia ambientale, manutenzioni, cura del verde pubblico, etc. a titolo completamente gratuito. A curare l&#8217;aspetto tecnico di questa squadra di 6 persone (tre da Villa Lagarina e tre da Rovereto) la cooperativà &#8220;Job&#8217;s coop&#8221; che assegnerà un tutor che seguirà le indicazioni dell&#8217;Ufficio tecnico per quanto riguarda i lavori da svolgersi sul territorio, che dovranno tener conto delle particolarità delle persone inserite nel progetto.</p>
<p>Andranno quindi potenziate le competenze pregresse (c&#8217;è chi è un tornitore) ma anche dei lavori più spendibili e che il mercato maggiormente richiede. Non è solamente un ristoro di un&#8217;accoglienza doverosa che l&#8217;Amministrazione di Villa Lagarina (unica volontariamente in Vallagarina assieme a Mori) ha deciso l&#8217;agosto scorso, ma è anche <strong>un&#8217;ottima esperienza per i nostri &#8220;nuovi cittadini&#8221; di conoscere il territorio e rendersi utili alla comunità</strong>.</p>
<p>Un attenzione specifica è andata proprio alla<strong> valorizzazione delle persone e delle competenze</strong> che ha spinto l&#8217;amministrazione ad escludere dal progetto sopraccitato chi come Achille ha un profilo professionale diverso. Per lui (insegnante di francese e inglese in una prestigiosa scuola privata di Tripoli) si è voluto creare un percorso ad hoc che facesse delle sue abilità e conoscenza un reale volano d&#8217;integrazione e aiuto alle famiglie.</p>
<p>Da venerdì 27 aprile sarà infatti presente ogni venerdì pomeriggio dalle 14 alle 18 fino a metà giugno presso la biblioteca di Villa Lagarina per aiutare negli ultimi stralci d&#8217;anno tutti gli studenti in difficoltà o che vogliono approfondire alcune tematiche d&#8217;inglese o francese (del quale è madrelingua).</p>
<p>Per entrambe le progettualità l&#8217;amministrazione comunale ha voluto allargare il protocollo anche al comune di Nogaredo affinché si possano condividere i benefici oltre che segnare un nuovo passo verso collaborazioni sempre più strette.</p>
<p>di Alessandro Nicoletti, consigliere comunale di Villa Lagarina (TN) e delegato alla pace e alla solidarietà internazionale</p>
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		<title>&#8220;Mare Chiuso&#8221; di Stefano Liberti e Andrea Segre</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 19:53:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Pea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Identità e migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra maggio 2009 e settembre 2010 oltre duemila migranti africani vennero intercettati nelle acque del Mediterraneo e respinti in Libia dalla marina e dalla polizia italiana;  in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi, infatti, le barche dei migranti venivano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra maggio 2009 e settembre 2010 oltre duemila migranti africani vennero intercettati nelle acque del Mediterraneo e respinti in Libia dalla marina e dalla polizia italiana;  in seguito agli <strong>accordi tra Gheddafi e Berlusconi</strong>, infatti, le barche dei migranti venivano sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze.</p>
<p>Non si è mai potuto sapere ciò che realmente succedeva ai migranti durante i <strong>respingimenti</strong>, perché nessun giornalista era ammesso sulle navi e perché tutti i testimoni furono poi destinati alla detenzione in Libia. Nel marzo 2011 con lo scoppio della guerra in Libia, tutto è cambiato. Migliaia di migranti africani sono scappati e tra questi anche rifugiati etiopi, eritrei e somali che erano stati precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel campo UNHCR di Shousha in Tunisia, dove li abbiamo incontrati. Nel documentario sono loro, infatti, a raccontare <strong>in prima persona</strong> cosa vuol dire essere respinti; sono racconti di grande dolore e dignità, ricostruiti con precisione e consapevolezza. Sono quelle testimonianze dirette che ancora mancavano e che mettono in luce le violenze e le violazioni commesse dall&#8217;Italia ai danni di persone indifese, innocenti e in cerca di protezione. Una strategia politica che ha purtroppo goduto di un grande consenso nell&#8217;opinione pubblica italiana, ma per la quale l&#8217;Italia è stata recentemente <strong>condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani</strong> in seguito ad un processo storico il cui svolgimento fa da cornice alle storie narrate nel documentario.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/37105528" width="640" height="360" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
<p><strong>Italia 2012, 60 min<br />
Lingua: Amarico, Tigrigno, Somalo (sottotitoli in inglese e italiano)<br />
Regia: Stefano Liberti, Andrea Segre<br />
Produzione: ZaLab<br />
Fotografia: Matteo Calore, Simone Falso, Andrea Segre<br />
Montaggio: Sara Zavarise<br />
Con: Ermias Berhane, Omer Ibrahim, Roman Amore</strong><strong>, Jemal Mohammed Omer, Bekit Saleh Okud, Shishay Tesfay, Tedros Ojbay, Gedey Bahlbi, Nathael Tedros, Yoel Tedros, Abdirahman,  Abdikadir, Foowis, Abu Kurke, Semere Kahsay, Tsige Kahsay</strong><strong>, Nahere Kahsay</strong><strong><br />
Post produzione audio: Riccardo Spagnol<br />
Distribuzione: ZaLab<br />
Musiche originali: Piccola Bottega Baltazar</strong></p>
<p><strong>Il documentario è stato realizzato con il sostegno di OPEN SOCIETY FOUNDATIONS</strong></p>
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		<title>&#8220;Falsos Positivos&#8221; di Dado Carillo e Simone Bruno</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 13:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Caroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Legalità e resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria e conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[colombia]]></category>
		<category><![CDATA[farc]]></category>
		<category><![CDATA[movice]]></category>

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		<description><![CDATA[Da dove partire per raccontare &#8220;Falsos positivos&#8221;? Di sicuro questo breve ma intenso documentario é innanzitutto un viaggio umano all´interno della Colombia e del mondo dei familiari delle vittime di un conflitto endemico, in particolare delle vittime civili, che il]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da dove partire per raccontare &#8220;Falsos positivos&#8221;? Di sicuro questo breve ma intenso documentario é innanzitutto un viaggio umano all´interno della <strong>Colombia</strong> e del mondo dei familiari delle vittime di un conflitto endemico, in particolare delle vittime civili, che il conflitto non l´hanno scelto, ma lo subiscono, per il solo fatto di essere nati in una terra bella e complicata come la Colombia.</p>
<p>Il cosiddetto scandalo dei &#8220;<strong>falsos positivos</strong>&#8221; ha recentemente scosso l´opinione pubblica colombiana, dopo essere stato a lungo negato dalle autoritá. Esso consiste nel vero e proprio acqusito di civili nei quartieri poveri da parte dell´esercito (tramite intermediari che li attraggono in luoghi isolati con promesse di lavoro) e nella loro uccisione, per poi cammuffarli e spacciarli come guerriglieri uccisi in combattimento.</p>
<p><a href="http://www.limen.tn.it/wp-content/uploads/2012/05/Schermata-2012-05-27-a-10.49.32.png"><img title="Schermata 2012-05-27 a 10.49.32" src="http://www.limen.tn.it/wp-content/uploads/2012/05/Schermata-2012-05-27-a-10.49.32-300x197.png" alt="" width="300" height="197" /></a></p>
<p><strong>Lo scopo?</strong> Per i singoli soldati il motivo é pratico: l´esercito subordina la concessione di permessi e l´´avanzamento di carriera all´uccisione dei nemici. Ma l´utilitá sta anche molto piú in alto: l´uccisione dei guerriglieri (che dopo l´11 settembre sono qualificati direttamente come &#8220;terroristi&#8221;), serve a mostrare a Washington il buon operato del governo colombiano, in modo da giustificare gli aiuti del &#8220;Plan Colombia&#8221;, con cui gli Usa forniscono ingenti somme di denaro alla Colombia per  la lotta al terrorismo e al narcotraffico.</p>
<p>Il documentario di <strong>Dado Carillo</strong> e <strong>Simone Bruno</strong> ricostruisce il fenomeno ai vari livelli, mostrando anche le responsabilitá della CIA e degli Stati Uniti, da tempo a conoscenza della prassi dei &#8220;falsos positivos&#8221;. La ricostruzione del tema e gli accenni ad altri importanti aspetti come il &#8220;desplazamiento forzado&#8221; sono attrontati in maniera molto chiara ed interessante anche per i neofiti del complesso conflitto colombiano; i narratorri sono figure d´eccezione dello scenario colombiano,  come Ivan Cepeda, presidente del MOVICE, il movimento delle vittime dei crimini di Stato. Cepeda é probabilmente la persona piú minacciata in Colombia (anche la scorsa settimana), stigmatizzato da tutte le figure dell´ex governo Uribe e dalléx presidente in persona, querelato per diffamazione ed assolto; nel suo movimento sono molti gli esponenti uccisi e minacciati.</p>
<p>Interessante é peró soprattutto l´<strong>immersione nel mondo delle vittime</strong>, normalmente solo anonimi numeri. Il documentario incontra i loro volti, la loro dignitá di persone comuni che cercano di vivere la propria vita, il loro senso di sconfitta, il desiderio di giustizia.</p>
<p>Le immagini e la colonna sonora di questo documentario rendono perfettamente il senso della contraddittorietá di questo paese, dal lusso alla miseria, dal freddo di Bogotá al calore dei lineamenti indigeni, dal senso di desolazione e sconfitta all´impeto di lotta e di rivalsa. Laddove semmai il documentario scivola é nella breve (ironica) ricostruzione della storia del conflitto colombiano dal Bogotazo a Uribe, troppo semplicistica; non nuoce tanto al documentario in sé, quanto al fatto che all´interno della Colombia si presta facilmente ad accuse di faziositá che possono trascinare anche la seria ricostruzione oggettiva del fenomeno, giá minata dal fatto che alcuni dei personaggi intervistati (come Cepeda appunto), vengono stigmatizzati a priori dal governo, classificandoli come faziosi e simapttizzanti delle FARC.</p>
<p>24.05.2012</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/gPTPcgsRavc" frameborder="0" width="640" height="480"></iframe></p>
<p>p.s.&#8221;<em>Stiamo cercando con tutte le nostre forze di far circolare il più possibile questo film</em>&#8220;, ha dichiarato <strong>Roberto Di Tanna</strong>, che ha curato il montaggio del documentario; &#8220;<strong>perchè è importante far conoscere a più persone possibili le atrocità che stanno avvenendo in uno stato dell&#8217;America Latina, in cui i diritti umani sono violati quotidianamente&#8221;.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Amnesty International</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 14:40:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Pea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Amnesty International è un&#8217;Organizzazione non governativa indipendente, una comunità globale di difensori dei diritti umani che si riconosce nei principi della solidarietà internazionale. L&#8217;associazione è stata fondata nel 1961 dall&#8217;avvocato inglese Peter Benenson, che lanciò una campagna per l&#8217;amnistia dei prigionieri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Amnesty International è un&#8217;Organizzazione non governativa indipendente, una comunità globale di difensori dei diritti umani che si riconosce nei principi della solidarietà internazionale. L&#8217;associazione è stata fondata nel 1961 dall&#8217;avvocato inglese <a href="http://www.amnesty.it/50-anni/biografia-peter-benenson">Peter Benenson</a>, che lanciò una campagna per l&#8217;amnistia dei prigionieri di coscienza. Conta attualmente <strong>due milioni e ottocentomila soci, sostenitori e donatori in più di 150 paesi</strong>. La<strong>Sezione Italiana</strong> di Amnesty conta <strong>oltre 70.000 soci</strong>.</h1>
<div>
<p>Dal 1961, anno della nascita dell&#8217;associazione, il mondo è profondamente cambiato, e anche Amnesty International. Senza mai perdere la propria identità (essere un movimento di attiviste e attivisti per i diritti umani, indipendente e imparziale, basato sul multiculturalismo e la democrazia interna), l&#8217;associazione ha talmente ampliato il raggio della propria azione, il suo &#8220;concern&#8221;, da trasformare l&#8217;inizio del proprio Statuto da un elenco di cose da fare (il <strong>mandato</strong>) a una <strong>visione</strong> (il mondo che Amnesty vorrebbe) e a una<strong> missione</strong> (cosa fare per ottenerlo).</p>
<p>La visione di Amnesty è quella di &#8220;<strong>un mondo in cui a ogni persona sono riconosciuti tutti i diritti umani sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e da altri atti sulla protezione internazionale dei diritti umani</strong>&#8220;.</p>
<p>Nel perseguimento di questa visione, la missione di Amnesty è &#8220;<strong>di svolgere attività di ricerca e azione finalizzate a prevenire ed eliminare gravi abusi di tali diritti.</strong>&#8221;</p>
</div>
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		<title>Nigeria: la Shell ammetta, pulisca e paghi!</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 13:52:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Pea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Campagne]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria e conflitti]]></category>

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		<description><![CDATA[Decenni di estrazione di petrolio nel Delta del Niger hanno provocato povertà, conflitti e violazioni dei diritti umani. L&#8217;inquinamento causato dalle attività estrattive ha devastato la vita della popolazione del Delta del Niger; ha contaminando la terra, l&#8217;acqua e l&#8217;aria,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Decenni di estrazione di petrolio nel Delta del Niger hanno provocato povertà, conflitti e violazioni dei diritti umani. L&#8217;inquinamento causato dalle attività estrattive ha devastato la vita della popolazione del Delta del Niger; ha contaminando la terra, l&#8217;acqua e l&#8217;aria, contribuendo alla violazione del diritto alla salute e a un ambiente sano, del diritto a condizioni di vita dignitose, inclusi il diritto al cibo e all&#8217;acqua, nonché del diritto a guadagnarsi da vivere attraverso il lavoro. Centinaia di migliaia di persone ne sono state colpite, in particolar modo quelle più povere e quelle che dipendono da fonti di sostentamento tradizionali, come la pesca e l&#8217;agricoltura.</strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/qw74rVRUPgo" frameborder="0" width="700" height="315"></iframe></p>
<p>Molte zone del Delta del Niger sono ancora inquinate perché le aziende petrolifere non hanno effettuato bonifiche né ripristinato le condizioni iniziali del suolo e dell&#8217;acqua. Tra queste anche Bodo, nell&#8217;Ogoniland, una città di 69.000 abitanti che da tre anni aspettano giustizia.</p>
<p><strong>Nell&#8217;agosto 2008</strong> una falla nell&#8217;oleodotto Trans-Niger ha provocato una grande fuoriuscita di petrolio nella zona di Bodo. Il petrolio si riversò per quattro settimane. La Shell ha denunciato la fuoriuscita di 1640 barili di petrolio, ma secondo una stima indipendente, <strong>fuoriuscì l&#8217;equivalente di 4000 barili al giorno.</strong> La fuoriuscita venne fermata il 7 novembre. Un mese dopo c&#8217;è stata una seconda fuoriuscita, sempre a causa delle cattive condizioni dell&#8217;oleodotto, che la Shell ha fermato solo dopo 10 settimane.</p>
<p>Da allora, non c&#8217;è stata alcuna bonifica. I danni alla pesca e all&#8217;allevamento hanno causato scarsità di cibo e un aumento dei prezzi. Gli abitanti di Bodo hanno inoltre denunciato gravi problemi di salute, collegati all&#8217;inquinamento del suolo e dell&#8217;acqua. Dopo aver cercato a lungo di ottenere la bonifica e un risarcimento, nel 2010 l<strong>a comunità di Bodo si è rivolta a un tribunale del Regno Unito</strong>. Il caso contro la Shell è tuttora in corso.</p>
<p>Tre anni dopo, <strong>nell&#8217;agosto 2011, un rapporto del</strong> <strong>Programma delle Nazioni Unite per l&#8217;ambiente</strong> (Unep), basato su una propria valutazione dell&#8217;inquinamento petrolifero nell&#8217;Ogoniland, <strong>ha messo in evidenza il fallimento della Shell, da molti anni, nel bonificare efficacemente l&#8217;area.</strong>  Sebbene il governo della Nigeria sia il principale responsabile delle violazioni dei diritti umani in corso nel Delta del Niger, dal rapporto dell&#8217;Unep emergono chiaramente anche le notevoli responsabilità della Shell.</p>
<p><strong>Amnesty International chiede alla Shell di rendere conto del proprio operato a Bodo, di ripulire le fuoriuscite di petrolio e di risarcire adeguatamente la comunità locale per tutte le perdite e i danni subiti.</strong> La Shell deve inoltre contribuire con una quota iniziale di un miliardo di dollari a un fondo indipendente per la bonifica di tutta la regione dell&#8217;Ogoniland.</p>
<p><a href="http://www.limen.tn.it/wp-content/uploads/2012/05/mancHA_PETROL_SHELL_72_400x400.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1845" title="mancHA_PETROL_SHELL_72_400x400" src="http://www.limen.tn.it/wp-content/uploads/2012/05/mancHA_PETROL_SHELL_72_400x400.jpg" alt="" width="400" height="400" /></a></p>
<p>Sono <strong>170.000 le firme raccolte </strong>finora alla petizione internazionale indirizzata all’Amministratore delegato di Shell, Peter Voser, in cui chiediamo all’azienda di ammettere le proprie responsabilità sull’inquinamento ambientale causato nel delta del Niger, di risarcire la popolazione che a causa dell’inquinamento ha perso i propri mezzi di sostentamento e di bonificare tutte le zone inquinate.</p>
<p>I nostri colleghi del Segretariato a Londra stanno raccogliendo tutte le firme per organizzare una consegna alle sedi dell’azienda in Olanda e in Nigeria, a giugno. <strong>Abbiamo ancora qualche giorno per farci sentire e partecipare a questa attivazione globale.</strong></p>
<p><strong>Diffondiamo il più possibile il video di cui sopra </strong>e chiediamo ai nostri amici di <a href="http://www.amnesty.it/nigeria_shell_paghi_bonifica">firmare l’appello</a>entro domenica 27 maggio.</p>
<p>Ma possiamo fare ancora di più! Il 22 maggio, in occasione dell’Assemblea generale degli azionisti di Shell tutte le sezioni e gli attivisti di Amnesty presenti sui social network si mobiliteranno online. <strong>Dalle 16.30 alle 17.00 su twitter ci sarà un &#8220;big push&#8221;, </strong>cioè un momento in cui tutte le sezioni e gli attivisti presenti su twitter faranno pressione sulla @Shell. <strong>Segui i profili @amnestyitalia e @amnestyonline per partecipare alla twitter action! Gli hashtag sono #ShellCleanUp e #NigerDelta</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;The Invasion of Lampedusa&#8221; (BBC)</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 11:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Pea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Identità e migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[How a crisis on a tiny island in the middle of the Mediterranean is changing the face of immigration in Europe. This spring, in the wake of the uprisings across the Arab world, the Italian island of Lampedusa, just 70]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>How a crisis on a tiny island in the middle of the Mediterranean is changing the face of immigration in Europe. This spring, in the wake of the uprisings across the Arab world, the Italian island of Lampedusa, just 70 miles from the African coast, has seen the arrival of over 40,000 migrants from Tunisia and Libya.</p>
<p>This programme charts how, within weeks, its small migrant reception centre is overflowing, and the island&#8217;s tourist economy faces meltdown. The islanders openly revolt, blockading the small port and riot in the streets. Local mayor Bernadino de Rubeis makes desperate attempts to keep everyone calm, with limited results.</p>
<p>Only the arrival of beleaguered president Silvio Berlusconi seems to solve the problem, but his solutions are short-lived &#8211; weeks later, thousands more Libyans are arriving seeking asylum, prompting panic in Brussels, the closing of European borders and the possible collapse of the EU&#8217;s celebrated Schengen Agreement.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/37444478" width="640" height="360" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ritratti: Jineth Bedoya Lima</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 11:07:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Caroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria e conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[farc]]></category>
		<category><![CDATA[giornalista]]></category>
		<category><![CDATA[gruppi armati]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi anni di attivitá, L.I.M.En ha avuto l&#8217;occasione di lavorare con persone impegnate attivamente in diverse battaglie per la giutizia, la democrazia e i diritti civili. Il nuovo sito di L.I.M.En sará l&#8217;occasione per raccontarie le storie di alcune]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi anni di attivitá, L.I.M.En ha avuto l&#8217;occasione di lavorare con persone impegnate attivamente in diverse battaglie per la giutizia, la democrazia e i diritti civili. Il nuovo sito di L.I.M.En sará l&#8217;occasione per raccontarie le storie di alcune di queste vite straordinarie.</p>
<p>In Colombia nel 2008, i membri di L.I.M.En hanno visitato la redazione del quotidiano &#8220;El tiempo&#8221;, dove hanno avuto l´opportunitá di discutere del conflitto colombiano assieme a <strong>Jineth Bedoya Lima</strong>, un simbolo del giornalismo mondiale.</p>
<p><a href="http://www.limen.tn.it/wp-content/uploads/2012/05/IMG_00502.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-425" title="IMG_0050" src="http://www.limen.tn.it/wp-content/uploads/2012/05/IMG_00502-1024x768.jpg" alt="" width="720" height="540" /></a></p>
<p>Giornalista in prima linea quando si tratta di parlare del conflitto e della violenza perpetrata sia dai gruppi armati (guerriglia o paramilitari) che dallo Stato, Jineth ha pagato duramente la sua indipendenza e la sua sete di informazione. Nel maggio 2000, mentre usciva dal carcere di Bogotá dopo aver intervistato un detenuto e si trovava a passare proprio di fronte ad una pattuglia della polizia, Jineth venne sequestrata da un gruppo di <strong>paramilitari</strong>, che la trattenne per 16 ore. Durante quelle ore terribili, Jineth venne torturata e stuprata ripetutamente da parte di tre uomini.</p>
<p>Cionostante, Jineth decise che era &#8220;sua responsabilitá&#8221; restare in Colombia e continuare l&#8217;attivitá di giornalista. Per un macabro gusto bipartisan, anche le <strong>FARC</strong> peró non gradirono la penna della Bedoya e nell´agosto 2003 il fronte 44 del gruppo guerrigliero marxista la sequestró e la tenne in stato di detenzione per 18 giorni.</p>
<p>Oggi Jineth continua la sua attivitá di giornalista e parallelamente persegue una battaglia personale per ottenere giustizia per il proprio sequestro, sia a livello nazionale che davanti alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani. La sua battaglia privata diviene al tempo stesso una battaglia per tutte le donne vittime di violenza.</p>
<p>La <strong>violenza sulle donne</strong> in Colombia non é infatti un evento accidentale, ma é uno strumento usato a livello massivo e sistematico, come arma all´interno del conflitto; si tratta di un fenomeno talmente vasto e diffuso che é quasi impossibile campionarlo. Da una recente inchiesta risulta che in Colombia 489.687 donne hanno subito violenza sessuale dal 2001 al 2009, ossia 140 al giorno e 6 ogni ora e nell´82% dei casi senza una denuncia. Alcune donne vengono abusate o ridotte in schiavitú semplicemente in quanto donne, altre a scopi &#8220;smbolici&#8221; al fine di infondere terrore in una comunitá e ottenerne il controllo, oppure per forzare famiglie o villaggi ad abbandonare le loro terre; infine la violenza sessuale é usata come arma contro la parte nemica.</p>
<p>Ció fa sí che spesso ad essere abusate siano le donne attiviste per i diritti umani, impegnate contro la violenza,  contro l&#8217;impunitá, per la restituzione delle terre, nei sindacati oppure, come nel caso di Jineth, a servizio dell&#8217;informazione. Un gruppo particolarmente sensibile sono poi le donne indigene ed afrocolombiane. <strong>Nel 2008 persino la Corte Costituzionale colombiana ha riconosciuto il legame fra &#8220;desplazamiento forzado&#8221; e violenza sessuale e ha ammesso l&#8217;uso sistematico e massivo dello stupro all´interno del conflitto</strong>.</p>
<p>La rottura del silenzio da parte di Jineth é anche un modo per rompere l´impunitá enorme che caratterizza questi crimini. Per quanto riguarda i paramilitari coinvolti nel processo della ad esempio, finora sono stati confessati decine di migliaia di crimini, ma i casi di violenza sessuale confessati sono solo alcune decine e nessun paramilitare é stato finora condannato per tale crimine.</p>
<p>Jineth è ormai un simbolo, per questo il governo statunitense le ha conferito quest&#8217;anno l&#8217;<strong><a href="http://www.state.gov/s/gwi/programs/iwoc/2012/bio/index.htm" target="_blank">International Women of Courage Award</a></strong>, un premio che é andato a donne di fama mondiale come Hillary Clinton e Michelle Obama.</p>
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		<title>Inizia il processo a Mladic&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:14:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Pea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Legalità e resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria e conflitti]]></category>

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		<description><![CDATA[Inizia mercoledì 16, a L´Aia davanti al Tribunale Penale Internazionale per l´Ex Yugoslavia, il tanto atteso processo che vede imputato Radko Mladic, capo di stato maggiore dell&#8217;Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, ricordato soprattutto per aver guidato le]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inizia mercoledì 16, a L´Aia davanti al Tribunale Penale Internazionale per l´Ex Yugoslavia, il tanto atteso processo che vede imputato <strong>Radko Mladic</strong>, <span style="color: #0000ff;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Capo_di_stato_maggiore"><span style="color: #333333;">capo di stato maggiore</span></a></span><span style="color: #333333;"> dell&#8217;</span><span style="color: #0000ff;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vojska_Republike_Srpske"><span style="color: #333333;">Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina</span></a></span><span style="color: #333333;">, ricordato soprattutto per aver guidato le truppe serbo-bosniache nel terribile massacro di Srebrenica, in cui migliaia di mussulmani bosniaci vennero sterminati.</span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-416" title="srebrenica_lijesovi" src="http://www.limen.tn.it/wp-content/uploads/2012/05/srebrenica_lijesovi.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p>
<p><span style="color: #333333;">Il primo capo d´imputazione nei confronti di Mladic e Karazdic venne formato nel luglio del 1995, appena dopo il massacro; Mladic e´ stato arrestato un anno fa, il 26 maggio 2011, a Lazarevo, dopo 16 anni di latitanza , e traferito in Olanda.</span></p>
<p><span style="color: #333333;">Sulla base sia di una responsabilitá penale personale che di una resposnabilitá in quanto gerarchicamente superiore allínterno delle truppe, Mladic ha due capi d´imputazione per </span><strong>genocidio</strong><span style="color: #333333;"> ed e´ inoltre accusato di </span><strong>crimini di guerra</strong><span style="color: #333333;"> e </span><strong>crimini contro l´umanitá</strong><span style="color: #333333;">, consistenti in atti di persecuzione, sterminio, deportazione, omicidio, terrore, atti illegittimi nei confronti di civili.</span></p>
<p><span style="color: #333333;">Mladic e´ apparso per la prima volta in tribunale il 24 febbraio scorso, tenendo una sorta di show in cui ha mostrato le foto dei propri familiari morti (inclusa la figlia morta suicida) e in cui ha accusato il tribunale internazionale di essere una &#8220;corte della nato&#8221; e di non avere alcun diritto di giudicarlo. Successivamente l´imputato si e´ dimostrato piú collaborativo, chiedendo di potersi sottoporre a visite mediche. Il 27 aprile scorso la corte ha rifiutato la richiesta della difesa di posticipare il processo per avere il tempo di esaminare le migliaia di pagine prodotte dal prosecutor prima del giudizio, in base all´istituto anglosassone della &#8220;disclosure&#8221;. Il processo prenderá dunque il via mercoledí, sotto gli occhi dei media di tutto il mondo.</span></p>
<p><iframe width="720" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/QfInjlNoT4Q?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><span style="color: #333333;">Come sempre in questi casi, e´ molto alto il rischio di derive simboliche e spettacolarizzanti di un processo mediatico come questo e <strong>sarà particolarmente complesso separare il giudizio penale da quello storico ed umano</strong>, vista la portata dei crimini. Delicato sara´ in particolare conciliare il concetto di coautoria, nel caso di specie si tratta di una &#8220;joint criminal enterprise&#8221; (di un´impresa criminale comune a piú soggetti che condividono un piano) con il dolo specifico richiesto dal genocidio, ossia il fine specifico dello sterminio di un gruppo, individuato in base a caratteristiche etniche, religiose&#8230;. Il crimine di genocidio é un tema delicatissimo e molto dibattutto, secondo alcuni si tratta di una definizione troppo ristretta, secondo altri di un concetto abusato per utilizzarne l´enfasi simbolica. In particolare si discute sia in relazione al cosiddetto &#8220;elemento di contesto&#8221; che all´imputazione soggettiva del crimine all´autore materiale. Mercoledí si alzerá il sipario e staremo a vedere&#8230;</span></p>
]]></content:encoded>
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